Perché Legacy Things
Le radici del progetto
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Osservando ciò che accade nelle moderne infrastrutture IT, mi capita sempre più spesso di imbattermi in malfunzionamenti o inefficienze che non nascono da bug di sistema o errori di progettazione, ma da qualcosa di molto più semplice: un gap di conoscenza.
I nuovi custodi delle infrastrutture enterprise sono cresciuti in un contesto dinamico, dove il cloud è il minimo sindacale e i sistemi si parlano tramite API o protocolli moderni. Sono estremamente competenti quando si parla di app, federazioni, container, AI.
Spesso però non hanno mai avuto l’opportunità di approfondire davvero le fondamenta on-premise che ancora reggono tutto e quando ci devono mettere le mani improvvisano o si affidano alle dubbie risposte dell’AI.
Meccanismi che per chi ha iniziato tra Windows 2000 e le prime foreste Active Directory sono familiari, oggi diventano enigmi a volte incomprensibili.
Ma non hanno colpe, stanno semplicemente vivendo un’epoca dove i temi on-premise sono stati “messi in soffitta”, perché nel tempo hanno perso di interesse e quindi di essere divulgati.
Sono argomenti che non generano più nuovo business, non vengono presentati ad un keynote, non fanno marketing. Restano lì, latenti, nell’ombra di tecnologie più interessanti che sono il cuore pulsante degli articoli tecnici e degli eventi IT.
Eppure, nonostante siano da molti “dichiarate morte”, queste tecnologie resistono ai decenni e restano operative, come dei soldati fedeli a cui nessuno ha detto che la guerra è finita.
Tutto questo porta però ad effetti domino inevitabili: una configurazione errata nelle fondamenta di Active Directory può produrre conseguenze a cascata sui sistemi di autenticazione cloud (Entra ID) o sull’accesso a piattaforme SaaS.
La cosa interessante che noto è però che, quando questi temi vengono spiegati, l’interesse è altissimo. Il problema non è la mancanza di curiosità, è la mancanza di esposizione.
È da questa osservazione che nasce questo piccolo progetto: Legacy Things.
Una serie di articoli per esplorare quei meccanismi progettati venti e passa anni fa che continuano a influenzare le infrastrutture di oggi, sperando così di poter colmare almeno un poco questo gap di conoscenza.
Nel primo capitolo partiremo da uno di quei meccanismi silenziosi che, di recente, ha dimostrato sul campo quanto il passato sia ancora profondamente intrecciato con il presente.


